Saturday, December 02, 2006

Corpo morto cade

Quando un giorno morirò, bruciatemi.
Non voglio bara. Non voglio essere seppellita.


Che cos'è una cassa da morto se non una scatola di legno? Io non sono una bambola e non mi va di far chiudere il mio corpo all'interno di una confezione ermetica. Ma poi a che serve? A che scopo chiudere un corpo morto, a cui mentre era in vita abbiamo dato nome e significato? Pirandello direbbe: perchè vogliamo costruire una casa ai sentimenti. E' ovvio.
Una volta morto “tizio”, come possiamo noi manifestare in atto concreto il sentimento riferitogli se non con una pratica prettamente materialistica? Povertà di cuore per l'uomo comune, che crede di perdere qualcuno solo perchè non può verificare la sua presenza con i cinque sensi. Abbiamo talmente tanta paura del distacco.
Cosi per puro diletto nostro, costruiamo una casa al defunto in cui continuare a residenziare per l'eternità. Eternità! Ma che eternità. Quello che in verità ci importa è poter andare a trovarlo tutte le volte che vogliamo, come più ci aggrada, consolandoci alla vista di un loco, anzi di un loculo, che lo rappresenti. Sopra vi facciamo costruire una lapide e come tutte le porte di casa che si rispettino, scriviamo sopra nome e cognome di chi ci verrà a stare; aggiungiamo poi, a scopo sociale identificativo, in quanto noi il defunto lo conosciamo già, una foto e le date che precisano gli anni trascorsi in vita sul nostro pianeta. Come tocco finale poniamo sopra la tomba un lumino acceso per rischiarare il buio delle tenebre in cui è precipitato... Parliamoci chiaro: facendo due conti, pensiamo certamente che il nostro vicino non sia stato proprio uno stinco di santo quando ancora il suo cuore batteva, e che perciò non sia proprio il tipo giusto da essere ricevuto dagli angeli pii.


Eppure è morto, non ha più nulla a che fare con questo mondo. Lui.

Se davvero crediamo nella tradizione cristiana, il corpo dovremmo considerarlo come una prigione di cui l'anima soffre. La morte rappresenta allora il riscatto, la liberazione che porta quella nell'aldilà. Celebriamo il funerale per testimoniare proprio questo “passaggio”. Poi segue la sepoltura. Ed ecco che ritorniamo di nuovo dal sacro al profano. Bisogna curare la burocrazia relativa all'acquisto della "casa". Se il nostro "tizio" era un uomo ricco, possedente molti soldi, potrebbe anche aver pensato durante la sua vita, di farsi costruire una cappella tutta per se e i suoi cari. Se invece la posizione patrimoniale da lui raggiunta non era delle più alte, ma paragonabile a quella di un medio borghese, beh allora un bel posto in due metri poligonali di spazio per terra ricoperti di cemento sormontato da croci, creature angeliche e divine, non glielo toglierà nessuno. Altrimenti, se "tizio" non era nulla di ciò sopra elencato, gli toccherà stare in una sorta di condominio cimiteriale, consistente in una lunga parete con tanti buchi rettangolari in cui verrà inserita la sua modesta bara tra le tante altre. A meno che durante la vita, "tizio" non abbia deciso cosa vuole venga fatto del suo corpo dopo la rispettiva morte, la sentenza verrà data dai parenti stretti o da chi gli era più vicino.

Voglio quindi evitare questo triviale problema, e mettere bianco su nero adesso che possiedo la lucidità per farlo.
Credo sia inutile conservare un gruppo di ossa incastrate tra loro. Il mio corpo non deve essere chiuso al buio, inscatolato, reso cibo per vermi. Bruciatemi.

No comments: